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Hai mai pensato a tutti quei dannatissimi cliché che ci sono nella scrittura? Te li sbattono sul muso al primo giorno di corso, alla prima pagina di libro, al primo minuto di video… Ma nessuno (forse) si è mai resto conto che la scrittura vista in un certo modo è un intero luogo comune?

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Penso che chiunque, scrittore indie o pubblicato da una casa editrice, si sia trovato davanti a questo momento critico. Perché scrivo, se non mi legge nessuno?

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Ovvero: come NON interagire con il proprio editore. Un decalogo di errori che, per il quieto vivere, e per un rapporto editore-autore professionale, consiglio di leggere con attenzione. Warning: ironia a gogò, quindi se sei suscettibile ti sconsiglio la lettura.

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Finalmente, dopo un po’ di anni (purtroppo le mie storie hanno gestazioni lunghe), una nuova fatica sta per venire alla luce! Preordinalo su Amazon 😉

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Sono ormai quasi due anni che per la casa editrice PubMe sto curando la collana Policromia, e di belle ne ho viste parecchie. Sdrammatizzando un po’, ho deciso allora di stilare una sorta di decalogo, che gli aspiranti direttori di collana o editori potranno seguire (oppure no).

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Questo è il primo appuntamento di una serie in cui ti accompagnerò alla scoperta di quella che sarà la mia prossima fatica: “L’uomo con il berretto rosso”.

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In tanti mi hanno chiesto e chiedono curiosità sulla mia fatica, “Io sono l’usignolo”. Perché allora non darti qualche informazione in più? Magari, se non lo hai ancora letto, potresti esserne incuriosito, chissà.

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Guarda, sarò schietta in questo articolo, che non vuole essere una critica quanto una cinica riflessione sul mondo in cui vivo e lavoro già da svariati anni. Se il tuo sogno è quello di entrare nel mondo dell’editoria, sia come scrittore sia come professionista, o altro, è bene che qualcuno ti dia una strigliata…

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Ormai sono svariati anni che lavoro come freelance nell’editoria e, sebbene non possa dire di conoscere tutto, sto iniziando a farmi un’idea dei vari autori che gironzolano per il mondo di Editòria. È divertente ogni tanto, allora, parlarne, per divertirsi un po’ e, chissà, magari conoscersi meglio.