
Esiste un momento preciso in cui ogni scrittore rischia di perdere il contatto con la realtà . Succede quando finisce il manoscritto e pensa: “A me piace. Quindi piacerà anche agli altri.” È un pensiero meraviglioso. E inutile.

Esiste una frase che, più di tutte, riesce a far sobbalzare un editor sulla sedia. “Mai letto un libro in vita mia. Forse due o tre sì, dai. Ma pochi. Non voglio farmi influenzare.” Someone calls the ambulance…

Questa frase, da editor, mi mette sempre un po’ in allarme. “Il mio romanzo non appartiene a nessun genere.” La seconda è: “È qualcosa che non si è mai visto prima.” Io sorrido. Perché so già come andrà a finire. No, non sto per leggere il libro che rivoluzionerà la letteratura mondiale. Molto più…

Ebbene sì. Dopo dieci anni di libri smazzati, soldi buttati in hotel, benzina, iscrizioni, posso dirlo. Le fiere letterarie non servono a niente. A meno che tu non sia L’AUTORE. O abbia un nutrito gruppo di amici da richiamare allo stand per fare “sold-out”.

È una delle frasi preferite degli scrittori respinti. “Tanto pubblicano solo i raccomandati.” Di solito arriva subito dopo la mail di rifiuto. O, più spesso, dopo il silenzio. Perché diciamolo: il silenzio editoriale fa male. Molto più di un “no”. E allora il cervello cerca una spiegazione. La più comoda è questa:”Il problema non…

C’è una frase che ogni editor ha sentito almeno una volta nella vita. “Non vorrei che l’editing rovinasse il mio stile.” Traduzione: “Non vorrei che qualcuno mi dicesse che posso migliorare.” Lo so, è una frase cattiva. Ma concedimela. Perché dietro questa convinzione si nasconde uno dei più grandi equivoci del mondo editoriale: l’idea…

Lei legge il tuo romanzo con gli occhi lucidi, arriva all’ultima pagina e pronuncia la frase che, da secoli, alimenta sogni editoriali e tragedie narrative: “Amore, è bellissimo.” E probabilmente lo pensa davvero.

C’è un momento, nella vita di ogni scrittore, in cui accade qualcosa di magico. Scrive l’ultima parola: fine. Salva il documento, o chiude il quaderno, va alla finestra, sorride. Magari scappa pure la lacrimuccia. Poi: “Come inviare un manoscritto agli editori”: cerca con Google. Esattamente cinquantanove secondi dopo. Il problema è che il libro…

Domanda scomoda ma doverosa: e se quanto scrivo non piace? Penso che ognuno di noi se l’abbia posta almeno una volta nella carriera di scrittore, o aspirante tale. Il che conduce a un’altra domanda: cosa piace al mercato?