Ciao! Sono Emanuela Navone.

Editor pignola (così dicono), blogger 2.0 e creatrice di storie.

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Il blog su scrittura, pubblicazione e promozione

Autore con editore: un decalogo

Ovvero: come NON interagire con il proprio editore.
Un decalogo di errori che, per il quieto vivere, e per un rapporto editore-autore professionale, consiglio di leggere con attenzione.
Warning: ironia a gogò, quindi se sei suscettibile ti sconsiglio la lettura.

Bellissimo, meraviglioso e altri inganni del “tell”

I puristi dello “show, don’t tell” epurano qualsiasi elemento di “disturbo” dai testi che scrivono (se autori) e che correggono (se editor).
A me una scrittura in “tell” non dispiace, o perlomeno non sempre la vedo con gli occhi di fiamma.
Come sempre, però, a tutto c’è un limite, e nel caso della scrittura in tell c’è un limite che, se varcato, potrebbe annoiare il lettore… o peggio.

Editing fatto bene VS editing “a babbo”

Sì, sull’editing è stato scritto tanto e tanto ancora verrà scritto.
E per fortuna, direi, visto che fino a qualche anno fa in Italia erano in molti a non sapere nemmeno che questo lavoro esisteva.
Dall’altra parte, però, la fioritura di numerosi editor che non hanno le giuste competenze sta minando questa professione, e, altro problema grave, sta causando numerose perplessità su cosa sia davvero l’editing.

Morfosintassi della fantasia

Spesso sento dire che una volta che conosci le regole, disattendile.
Ecco, in scrittura creativa è sempre un piacere farlo (sì!), perché altrimenti dove starebbe la creatività?
In scrittura creativa, appunto, non in scrittura (e basta).

ESTRATTO: “L’Italia capovolta” di Stefano Venditti

Come estratto per te, oggi ho selezionato l’ultimo libro di Stefano Venditti: L’Italia capovolta. Accompagnato dalle…

Giri di parole e altre arrampicate sugli specchi

Una delle prime cose che insegnano nei corsi di scrittura creativa e in quelli di editing è: se puoi scriverlo con meno parole, fallo.
Ossia: evita circonlocuzioni aerobiche: ne va della scrittura.
In effetti, se ci sono solo due parole per dirlo, perché usarne quattro?

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