Sui luoghi comuni (e perché dobbiamo evitarli)

Una bestia antipatica, il luogo comune.

Eppure, chi più e chi meno, non riusciamo a liberarcene.

Un modo però ci sarebbe: immaginare, immaginare, immaginare.


Foto di chloestrong da Pixabay

Come se non ci fosse un domani

Dei luoghi comuni se ne parla tanto da tantissime parti, e anche io, nel mio piccolo, ho voluto dare il mio contributo.

Purtroppo sono così radicati in noi che facciamo fatica non solo a evitarli, ma anche a capire che cosa diamine siano.

Voglio dire, che male c’è a scrivere che il fratello della mia migliore amica è bello come il sole?

Grammaticamente e sintatticamente, e qualsiasi altra cosa che finisca con -ente, non c’è nulla di male.

Ma.

Noi creatori di storie dobbiamo sempre complicarci la vita, pertanto per non essere criticati di eccessiva pigrizia di materia grigia dobbiamo impastarla e tirare fuori qualcosa di meglio.

Qualcosa di originale.

Qualcosa di nostro.

Qualcosa che il lettore legge e si ricorderà.

editing
Foto di John Hain da Pixabay

Se li conosci li eviti (è proprio il caso di dirlo)

Prima di fare una pizza con la nostra materia grigia cerchiamo di capire quali siano questi luoghi comuni.

Se non sappiamo che cosa evitare, è difficile riuscire a farlo.

Ho cercato quindi di stilare una lista di tre tipi di luoghi comuni tra i più usati (anche da me!): sono certa ne riconoscerai molti.

Similitudini

… e lo baciai come se non ci fosse un domani.

Ormai questo modo di dire lo sentiamo praticamente dappertutto.

E lo usiamo, pure.

Ce ne sono però tantissimi altri.

Bello come il sole (appunto!);

Tremare come una foglia;

Teso come una corda di violino;

Nero come la pece / il carbone;

Buono come il pane;

Preciso come un orologio svizzero;

Rosso come un peperone, e così via.

Di certo sono tutti paragoni che danno al lettore un’immagine ben precisa e nella quale può immedesimarsi, tuttavia li usiamo talmente tante volte che sono ormai diventati… di troppo.

Frasi fatte

Anche le frasi fatte entrano nella mia personalissima classifica dei luoghi comuni.

In questo caso è più difficile da scovarle rispetto alle similitudini perché sono davvero radicate in noi.

Ecco qualche esempio.

Alzare la cresta;

Andare a fagiolo;

Cercare l’ago in un pagliaio;

Mettere lo zampino;

Far buon viso a cattivo gioco, e così via.

Il lettore di certo capirà che cosa vogliamo dire perché conosce tutti queste frasi fatte, ma fare un uso estensivo (se non un abuso) impoverisce la nostra scrittura.

Modi di dire

Sono simili alle frasi fatte, ma ho preferito tenerli separati perché privi di verbo reggente.

Silenzio di tomba / tombale;

Enciclopedia ambulante;

Pioggia torrenziale;

Pelle e ossa;

Nocciolo della questione;

Ciliegina sulla torta, e così via.

Foto di Arek Socha da Pixabay

L’antidoto al veleno

Premesso che è difficile se non impossibile evitare uno o più luoghi comuni, e nessuno ti brucerà vivo per questo, l’unica soluzione per usarne il meno possibile e conoscerli, appunto, e soprattutto mettersi davvero a impastare la nostra materia grigia come se fosse farina.

Quando scriviamo, soprattutto se presi da quello che io definisco delirio creativo, prestiamo poco attenzione a cosa buttiamo su carta: errori, orrori, refusi, acari della scrittura, e anche luoghi comuni.

Per fortuna che esistono le riletture, l’editing e qualsiasi altro strumento che ci permetta di ricontrollare i nostri scarabocchi!

Dovrai quindi dedicare una o più lettura ad affinare il testo e a renderlo tuo. Partendo innanzitutto dall’eliminazione dei luoghi comuni sostituendoli con qualcosa che è uscito dalla tua fantasia.

Il tuo protagonista ha gli occhi di ghiaccio? Metti che il suo sguardo è come il gelo dell’Antartide. Il villain sta cercando l’ago in un pagliaio? Scrivi che si è perso in un labirinto di spine (o di paglia, se vuoi rimanere in tema). Sta cadendo una pioggia torrenziale in testa a un comprimario? Meglio che chiodi d’acqua gli picchino sulle spalle. E così via…

È un lavoro lungo e necessita di azionare il cervello, ma sta lì apposta, perché non usarlo?

Prima di lasciarti, ecco uno specchietto riassuntivo. Fanne buon uso!

luoghi comuni
Attribuzione completa della grafica