Il tempo verbale in una narrazione

La scorsa settimana abbiamo parlato della concordanza dei tempi, una regola grammaticale molto importante che dobbiamo conoscere quando scriviamo.
Ho terminato l’articolo con un’anticipazione di quello di cui andrò a parlare oggi. Vi riporto i due esempi:

Mario sapeva che quel giorno Luigi non avrebbe lavorato. Così bussò alla sua porta.
Lui lo fa entrare e Mario gli spara.

Mario sapeva che quel giorno Luigi non avrebbe lavorato. Così bussò alla sua porta.
Lui lo fa entrare e Mario gli spara. Mario scappò, infilandosi giù per la tromba delle scale come se all’improvviso si fosse reso conto di quello che aveva fatto. Scendeva in strada, e correva lungo il marciapiede scansando le persone come se fossero ostacoli. Sale su un autobus diretto chissà dove e si accascia sul sedile.

Come potete vedere dalle parole in grassetto, vi sono alcune discordanze tra i tempi verbali. Queste discordanze sono veri e propri errori, quindi prestate molta attenzione.

…ma che cos’è il tempo verbale?

Treccani ci viene di nuovo incontro e ci dice che i tempi verbali indicano il momento in cui si realizza l’azione espressa dal verbo.

In genere, i romanzi sono scritti al presente o al passato. Ciascuno di questi due tempi verbali viene declinato dall’autore in base alle sue esigenze: può preferire un tempo presente e una narrazione in prima persona per dare un ritmo più incalzante, oppure può scrivere al passato usando la terza persona.
Un elemento cui tenere conto è che, una volta scelto il tempo verbale, esso deve rimanere uniforme per tutta la durata della narrazione.

Un tempo verbale deve rimanere uniforme per tutta la narrazione. Condividi il Tweet

Questo aspetto dovrebbe venire considerato già durante la stesura, ma in sede di revisione è sempre bene dare un’occhiata ai verbi.

Il tempo verbale deve essere uniforme

Come ho già scritto, il tempo verbale di una narrazione deve essere uniforme. In altre parole, se avete iniziato a scrivere al passato remoto, non potete, in un altro capitolo o in punto in bianco cambiare e passare, ad esempio, al presente, come nell’esempio che ho citato a inizio articolo.
Dovuta precisazione: potete cambiare tempo verbale da un capitolo all’altro se questo serve al vostro intreccio.
Ad esempio, se fate uso di flashback, potete usarli al passato, e mantenere la narrazione corrente al presente. Questo farà capire al lettore che si tratta di avvenimenti accaduti prima.
Evitate di cambiare tempo verbale da un capitolo all’altro per stile o voglia di essere diversi: se non ne siete capaci rischiate di trovarvi in mano un minestrone. Evitate anche di saltare da un tempo verbale all’altro a ogni paragrafo. E state attenti quando scrivete di azioni passate. Mi spiego meglio. Nella vostra narrazione corrente, nella quale avete usato il passato remoto, dovete inserire un evento che è accaduto prima. In questo caso, per staccare i due momenti e per far capire l’anteriorità dell’evento, vi conviene usare il trapassato prossimo. Un esempio:

Quando Luigi aprì la porta, Mario gli sparò. [azione presente] Lo aveva tenuto d’occhio per tutta la mattina, e sapeva che non era uscito di casa per andare a lavorare. [azione già accaduta]

Sembra complicato? In realtà sono sicura che lo fate tutti, magari senza pensarci.

Conclusioni

Per riassumere, quando revisionate il vostro romanzo o racconto, prestate attenzione ai tempi verbali. In particolare:

  1. Verificate la corretta concordanza dei tempi;
  2. Verificate se il tempo verbale di ogni azione ed evento è corretto;
  3. Verificate di non aver cambiato tempo verbale da un paragrafo all’altro o da un capitolo all’altro;
  4. Precisazione del punto 4. Potete cambiare tempo verbale da un capitolo all’altro per ragioni di intreccio, o di stile, ma fate attenzione a non creare troppa confusione.