L’head hopping: da evitare come la peste

Tra gli errori del punto di vista, l’head hopping è senz’altro uno dei più ostici e difficili da risolvere.

Un testo carico di head hopping può essere corretto solo con una completa riscrittura.

Purtroppo, i testi degli esordienti sono carichi di errori di questo tipo, vuoi per mancata conoscenza delle tecniche narrative, vuoi per una scrittura veloce e poco consapevole.

Nell’articolo di oggi vedremo che cos’è l’head hopping e come evitarlo.

Iniziamo.

Che cos’è l’head hopping?

Tradotto in italiano, head hopping potrebbe essere: saltare da una testa all’altra.

Ed è proprio questo l’errore: l’head hopping capita ogniqualvolta lo scrittore salti, appunto, da una testa all’altra nella narrazione.

Cerchiamo di fare chiarezza, perché, detta così, so che è contorta 😉

Innanzitutto facciamo un passo indietro: il punto di vista. Se scrivi, ormai dovresti sapere che cos’è e come padroneggiarlo. Il punto di vista sono gli occhi attraverso i quali osserviamo la scena. In genere, nei romanzi moderni il punto di vista è ancorato a uno o più personaggi. L’importante è capire che, a meno che non stiamo usando l’onnisciente (arriviamo anche a questo), ogni scena ha UN solo personaggio. In altre parole: ogni evento che accade nella storia è visto dagli occhi di un personaggio soltanto.

Un banalissimo esempio:

Mario si alza, fa colazione, si prepara ed esce per andare al lavoro.

Mentre attraversa la strada, non presta attenzione e sta per essere investito da un motociclista.

Mario si spaventa.

Questa scena è vista dagli occhi di Mario.

Se la osservassimo da quelli del motociclista, la scena potrebbe essere così.

Luigi è sulla sua moto e va a velocità moderata perché si trova in un centro abitato.

Per fortuna, si dirà, perché all’improvviso sulla sua strada compare un uomo distratto.

Luigi frena in tempo e gli regala una bella strombazzata.

Due scene, viste con due occhi diversi.

I personaggi principali sono Mario, per la prima scena, e Luigi per la seconda.

Orbene, che cosa succede se entrambi i personaggi vogliono comandare e diventare i protagonisti di quella scena?

Dopo aver fatto colazione, indossato una camicia stirata, una cravatta e gli indimenticabili pantaloni di fustagno, che adora perché glieli ha regalati Fiorella per il suo ultimo compleanno, Mario è pronto per uscire. Chiavi in mano, sigaretta spenta tra le labbra, chiude la porta di casa e dà due mandate. Cammina sul marciapiede e ripensa al litigio con Fiorella della sera precedente: perché sua moglie è sempre così nervosa in quei giorni? C’è forse qualcosa che non gli vuol dire? Ha un amante? Sta male? Le hanno rubato dei soldi?

Un rumore sordo, una frenata, un colpo di clacson lungo, prolungato. Mario si volta di scatto: davanti a lui un motociclista che impreca.

“Ma dove cazzo hai la testa?” urla l’uomo da sotto il casco. Non lo ha investito per un soffio. Perché certe persone sono così distratte? E poi dicono che succedono gli incidenti. Per forza, con questi rammolliti che non guardano neanche dove vanno.

“Mi scusi” bofonchia Mario, accorgendosi in quel momento di essere metà sul marciapiede e metà sulle strisce pedonali. Stava per attraversare la strada senza accorgersi che il semaforo era rosso. Ecco che cosa gli fa, Fiorella! Gli fa perdere la testa.

Riesci a vedere l’head hopping? Esatto, è il pensiero del motociclista, che, in questo frangente, non serve proprio. La visione è legata a Mario, quindi perché saltare nella testa del motociclista?

L’head hopping è questo: passare da una visione all’altra della scena senza un motivo e con l’unico risultato di confondere il lettore. Chi è il protagonista? Da quale visuale sto seguendo la vicenda?

Come puoi ben vedere, questo errore del punto di vista è ostico. Perché pochi si accorgono di commetterlo.

Come correggere l’head hopping?

L’unico modo per correggere l’head hopping è tagliare tutte quelle frasi in cui la scena è vista da occhi diversi da quelli del protagonista (ossia: il personaggio a cui è legato il punto di vista).

Nell’esempio sopra, basta togliere la frase: Non lo ha investito per un soffio. Perché certe persone sono così distratte? E poi dicono che succedono gli incidenti. Per forza, con questi rammolliti che non guardano neanche dove vanno.

Purtroppo, in certi casi l’head hopping scava talmente a fondo che è necessario un vero e proprio taglia e cuci (tanto taglia, poco cuci).

Questo esempio, tratto da mio Prontuario di editing, è ancora più esaustivo:

«Ciao, Matteo» disse Luca. Si sedette accanto a lui. Aveva notato come non lo guardasse in faccia, i suoi occhi erano palline di un flipper che saettavano qua e là.

«Luca.»

«Come stai?»

«Da quando ti interessa?» replicò Matteo. Che faccia tosta aveva a presentarsi lì!

Luca si mosse a disagio sulla sedia. «Come va il lavoro?»

«Mi hanno sbattuto fuori.»

«Mi dispiace» disse Luca. Si era pentito di essere andato lì.

«Vi ho visti, tu e mia moglie. Sull’auto, qualche sera fa» disse Matteo. E adesso come avrebbe reagito? Lo fissò dritto negli occhi per la prima volta.

Chi è il vero protagonista in questo scambio di battute? Matteo? Luca? Non si capisce.

È sempre meglio non confondere il lettore: un lettore confuso è un lettore annoiato. E un lettore annoiato lascerà perdere il tuo libro in quattro e quattr’otto.

Head Hopping VS narratore onnisciente

Tanti scrittori, quando si sentono tirati in causa perché commettono questo errore, cercano di salvarsi la pelle dicendo: “Ma io ho usato l’onnisciente, non è un errore”.

Il narratore onnisciente, ricordiamo, sa tutto di tutti e dice tutto di tutti. La visuale è calata dall’alto, la voce narrante è esterna e ripercorre le vicende dei protagonisti, sa di loro morte e miracoli e ogni tanto si intrufola nella storia dando una sua opinione.

Questo è il narratore onnisciente. Se si padroneggia bene questa tecnica, è logico che non si cadrà più nel famigerato head hopping: non si ha bisogno di saltare da una testa all’altra perché la visione è calata dall’alto.

Vediamo, ad esempio, come riformulare il primo esempio usando il narratore onnisciente.

Dopo aver fatto colazione, indossato una camicia stirata, una cravatta e gli indimenticabili pantaloni di fustagno, che adora perché glieli ha regalati Fiorella per il suo ultimo compleanno, Mario è pronto per uscire. Chiavi in mano, sigaretta spenta tra le labbra, chiude la porta di casa e dà due mandate. Cammina sul marciapiede e ripensa al litigio con Fiorella della sera precedente. Mario si domanda cos’abbia sua moglie, teme che abbia un amante, che stia male, che qualcuno l’abbia derubata. Immerso nei suoi pensieri, non si accorge di stare attraversando le strisce pedonali con il semaforo rosso. L’uomo sulla moto poco distante, per fortuna, sta andando piano e frena appena in tempo, regalandogli una bella strombazzata. Ha il viso paonazzo, l’uomo sulla moto, e un fiume di rabbia gli corre per le vene. Anche lui, come tanti, pensa perché la gente debba essere distratta quando cammina per strada, che poi gli incidenti succedono e tutti si lamentano. La distrazione, purtroppo, è un male che affligge ognuno di noi, presi come siamo da sms, squilli, chiamate e notifiche di Facebook.

Ecco la differenza tra head hopping e narratore onnisciente: è tutta qui, nei due esempi. Nel primo saltiamo da una testa all’altra, in questo raccontiamo dall’alto, e non manchiamo di dire la nostra.

Come evitare l’head hopping?

Se decidi di scrivere la tua storia seguendo un narratore interno (prima o terza persona) o esterno, quindi non usando l’onnisciente, c’è un metodo utilissimo per evitare l’head hopping:

Per ogni scena, stabilisci da quali occhi vuoi raccontarla, e limitati solo a essi.

Se vuoi raccontare la stessa scena da punti di vista diversi (come nei romanzi corali), assicurati di distanziare i paragrafi andando a capo o usando capitoli diversi.

Ultimo esempio, sempre riferito alla scena di Mario e il motociclista:

Dopo aver fatto colazione, indossato una camicia stirata, una cravatta e gli indimenticabili pantaloni di fustagno, che adora perché glieli ha regalati Fiorella per il suo ultimo compleanno, Mario è pronto per uscire. Chiavi in mano, sigaretta spenta tra le labbra, chiude la porta di casa e dà due mandate. Cammina sul marciapiede e ripensa al litigio con Fiorella della sera precedente: perché sua moglie è sempre così nervosa in quei giorni? C’è forse qualcosa che non gli vuol dire? Ha un amante? Sta male? Le hanno rubato dei soldi?

Un rumore sordo, una frenata, un colpo di clacson lungo, prolungato. Mario si volta di scatto: davanti a lui un motociclista che impreca.

“Mi scusi” bofonchia Mario, accorgendosi in quel momento di essere metà sul marciapiede e metà sulle strisce pedonali. Stava per attraversare la strada senza accorgersi che il semaforo era rosso. Ecco che cosa gli fa, Fiorella! Gli fa perdere la testa.

[nuovo paragrafo, evidenziato da due o più a capo o da asterischi] ***

“Ma dove cazzo hai la testa?” urla l’uomo da sotto il casco. Non lo ha investito per un soffio. Perché certe persone sono così distratte? E poi dicono che succedono gli incidenti. Per forza, con questi rammolliti che non guardano neanche dove vanno.

La scena, adesso, è vista da due personaggi ma lo stacco è segnato da un cambio del paragrafo: nel primo la visuale è di Mario, nel secondo del motociclista.

Conclusioni

L’head hopping è ostico, immagino tu l’abbia capito.

Il consiglio che posso darti, per evitarlo senza dover riscrivere, è di stabilire sempre in anticipo da che visuale osservare la scena, e poi suddividere ogni scena in paragrafi o capitoli ripercorrendo la narrazione di un singolo personaggio.

Se, invece, vuoi usare l’onnisciente, allora, però, usalo al meglio: quante storie ho letto di “apparenti” narratori onniscienti che altro non erano che arzilli head hopping!

Ti è mai capitato di cadere in questo errore?

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