woman holding a plate with creamy soup

Il mio libro non appartiene a nessun genere

Questa frase, da editor, mi mette sempre un po’ in allarme. “Il mio romanzo non appartiene a nessun genere.” La seconda è: “È qualcosa che non si è mai visto prima.”

Io sorrido. Perché so già come andrà a finire.

No, non sto per leggere il libro che rivoluzionerà la letteratura mondiale. Molto più probabilmente sto per leggere un fantasy con una storia d’amore, un pizzico di thriller, qualche scena horror, due riflessioni filosofiche e una spruzzata di fantascienza… senza che nessuno di questi elementi sia davvero sviluppato. Una specie di minestrone narrativo. Con tanto di zucca.


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Photo by Nadin Sh on Pexels.com

Mischiare i generi non è un problema

Anzi! Alcuni dei romanzi più belli sono proprio quelli che prendono ingredienti diversi e li fanno convivere in modo naturale.

Il problema nasce quando il libro non ha una direzione. Quando non sai se deve far paura, commuovere o far ridere. Quando il lettore arriva a pagina cento e si sente come uno che è salito su un treno per Genova e, senza capire come, si ritrova a Bagnacavallo.

Ti racconto una cosa

Qualche anno fa mi arrivò un manoscritto accompagnato da una lettera entusiasta. L’autore scriveva, più o meno:

“Il mio romanzo è impossibile da classificare. Non è fantasy, non è thriller, non è storico, non è romance. È un genere completamente nuovo.”

La curiosità era tanta, ma dopo una cinquantina di pagine avevo capito il mistero.

Non era un nuovo genere: era un libro che non aveva ancora deciso cosa volesse essere.

La trama cambiava direzione ogni due capitoli. I personaggi sembravano appartenere a romanzi diversi. Il tono passava dal drammatico al comico senza una logica.

Non era innovazione ma indecisione.

E c’è una bella differenza.

Poi arriva la domanda fatale

“Secondo te, a che genere appartiene?”

Ma se lo stai chiedendo all’editor… forse il problema non è l’editor.

Il genere non serve agli editori per metterti in una scatola e tenerti lì. Serve ai lettori per capire cosa stanno comprando.

Se entro in libreria cercando un thriller e mi ritrovo, dopo trenta pagine, in una storia d’amore con i vampiri che viaggiano nel tempo per risolvere un mistero archeologico raccontato come un saggio filosofico (vabbè, ho esagerato!), non è che sia stupita… no, un po’ sì. Ma soprattutto sono confusa.

Ed è capitato, eh. Proprio cercando un romanzo in libreria. Sembrava una classica storia d’amore del tipo spicy che va di moda adesso, però a metà sono arrivati gli extraterrestri. Così. Ma che diavolo…?

Il punto è un altro

Ogni volta che sento dire: “Il mio libro non appartiene a nessun genere” mi viene spontaneo fare una domanda.

“Quali libri gli assomigliano?” La risposta è quasi sempre la stessa.

“Nessuno.”

Davvero? Nessuno? In duemila anni di storia della letteratura? Milioni di romanzi pubblicati. Miliardi di pagine scritte.

E proprio tu hai inventato qualcosa che non ha alcun antenato? Capisci perché faccio fatica a crederci?

La verità è molto meno poetica.

Il più delle volte quel libro appartiene eccome a un genere. Solo che l’autore non lo capisce. E se non capisci il genere che stai scrivendo, difficilmente riuscirai a innovarlo.

Per rompere le regole, bisogna prima conoscerle. Altrimenti non stai rivoluzionando la narrativa. Stai semplicemente improvvisando.


Ogni volta che un autore mi dice:

“Il mio libro non appartiene a nessun genere.”

Io traduco mentalmente: “Non saprei in quale scaffale metterlo.”

E sai qual è il problema? Se non lo sai tu, difficilmente lo saprà il libraio. E se non lo sa il libraio… Buona fortuna a trovare il lettore.

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