open book with heart shaped pages in focus

Se piace a me, piace a tutti! 😀

Esiste un momento preciso in cui ogni scrittore rischia di perdere il contatto con la realtà.

Succede quando finisce il manoscritto e pensa: “A me piace. Quindi piacerà anche agli altri.” È un pensiero meraviglioso. E inutile.


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Photo by Veronika Andrews on Pexels.com

Però è normale

Perché il tuo libro, prima di essere (o sperare di diventarlo) un prodotto editoriale, è una cosa a cui hai dedicato mesi o anni della tua vita. Ci hai messo dentro idee, tempo, entusiasmo, notti insonni e probabilmente anche qualche crisi esistenziale.

Il problema è pensare che il fatto che ti piaccia costituisca una garanzia di successo.

A me, per esempio, piacciono tantissimo gli zucchini. Non significa che debba aprire un ristorante che prepara solo piatti di zucchini e aspettarmi che l’umanità intera faccia la fila davanti alla porta.

Il gusto personale non è un’indagine di mercato, e questo vale soprattutto per i libri.

Tu puoi adorare il tuo protagonista (io invece adoro i miei antagonisti!), mentre il lettore lo trova insopportabile. Puoi essere convinto che il capitolo otto sia il più bello del romanzo, mentre il lettore sta cercando disperatamente di capire perché tu lo abbia scritto. Puoi amare quel finale poetico e struggente che hai riscritto quattro volte. E il lettore può pensare: E quindi?

Non si tratta di cattiveria, eh

Soltanto, il lettore non ha il rapporto che hai tu con il libro. Non conosce le intenzioni che avevi mentre scrivevi. Non sa quanto ti sia costato quel capitolo (tempo fa, per Io sono l’usignolo, ho scritto un capitolo che trovavo stratop. L’editor: non serve a niente. Già detto. Taglia). Non gli interessa che tu abbia impiegato tre settimane per trovare quella metafora.

Legge ciò che hai scritto. E reagisce a quello.

Ed è qui che molti autori commettono un errore gigantesco: cercano conferme invece di cercare lettori.

Tipo: fanno leggere il romanzo a cinque persone che li adorano. Ricevono cinque: “Bellissimo!” E concludono: “Funziona.”

Stop. Fermati.

Cinque persone che ti vogliono bene hanno detto che gli è piaciuto. Cinque persone che ti vogliono bene.

Se vuoi sapere se il libro funziona davvero, devi metterlo davanti a persone capaci di dirti anche ciò che non vuoi sentire. E soprattutto devi accettare che possa non piacere. Perché questa è forse la lezione più difficile da imparare.

Un libro non deve piacere a tutti.

Anzi, è impossibile.

Il tuo obiettivo non dovrebbe essere scrivere qualcosa che piaccia a chiunque. Dovrebbe essere scrivere qualcosa che faccia dire al lettore giusto: Questo libro è proprio per me. Ti è mai capitato? Leggi un libro e pensi: cavolo, io mi ritrovo in tutto… e questa frase… sarà il prossimo tatuaggio!

Se provi a piacere a tutti, rischi di togliere dal libro tutto ciò che lo rende particolare.

E alla fine potresti ottenere un romanzo innocuo. Corretto. Dimenticabile…

Morale (spero serva)

Se piace a te, è un buon inizio. Se piace anche a tua madre, festeggia. Se piace al tuo editor, ancora meglio. Ma se vuoi sapere se piacerà ai lettori… lanciati.

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