man standing inside library while reading book

Le fiere letterarie sono una c… pazzesca

Ebbene sì. Dopo dieci anni di libri smazzati, soldi buttati in hotel, benzina, iscrizioni, posso dirlo.

Le fiere letterarie non servono a niente. A meno che tu non sia L’AUTORE. O abbia un nutrito gruppo di amici da richiamare allo stand per fare “sold-out”.


row of books in shelf
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Partiamo dai costi

Una fiera letteraria non è mai gratuita, anche se ad esempio non prevede costi di iscrizione.

Ma i costi ci sono eccome.

Se abiti accanto alla fiera, tipo a due passi, almeno non spenderai nulla di mezzi e alloggio, ma dovrai comunque pagarti i libri, se sei un autore autopubblicato, ma spesso anche se dietro hai una casa editrice. E quindi il costo c’è.

Se abiti lontano, i prezzi lievitano come quelli del diesel ultimamente: benzina, o biglietti di treni e bus, e alloggio. L’ultima fiera che ho fatto, a Rivoli, mi ha scucito ben cinquecento euro tra acquisto dei libri, benzina e hotel. A fronte di… cinquanta euro di vendite?

E veniamo proprio a loro: alle vendite

La prima fiera letteraria a cui ho partecipato era Libri in Baia a Sestri Levante (GE) nel 2018. Ero partita lanciatissima, convinta, stupidamente, che bastava sedersi al tavolino, sorridere alle persone e… puff! vendere.

Risultato? Zero vendite zero.

E le cose non sono cambiate negli anni. Anzi.

Ricordo anche il primo Salone del Libro fatto da autrice: un disastro. Ho venduto due libri, a due persone che mi conoscevano perché seguono la mia newsletter. Due libri in quattro giorni di fiera. Dopo il COVID ci ho riprovato: mi pare sempre due libri, o forse uno, di nuovo per quattro giorni di fiera.

L’ultima, a Rivoli, di cui parlavo prima, è stata l’ennesimo flop.

Quindi, da parte mia, posso dirlo: per me le fiere letterarie sono una c… pazzesca.

Perché alla fine vende chi convince… o chi ha amici

Ne ho viste di ogni, in questi anni: autori o autrici che fermavano la qualunque, inventando un’altra qualcunque per invogliare ad aquistare il proprio libro a persone che magari poi lo acquistavano davvero, ma forse per sfinimento? Ho visto autori o autrici portare con sé valanghe di amici, vendere il proprio libro e dire: ho fatto sold-out! Facile così, fratello.

Ma la verità è questa: se sei sconosciuto, alle fiere rimani tale.

Punto.

Prendiamo due fiere agli antipodi per numero di editori e di libri.

Il Salone del Libro di Torino. Quanti editori ci sono? Non voglio sparare numeri a caso, ma tre padiglioni fitti di stand sono una bella roba. Quante possibilità ha un autore sconosciuto o semisconosciuto di vendere? Siamo realisti e rispondiamo: poche. E poi passiamo a una fiera più piccola, come il Book Pride di Genova. Meno editori, più possibilità. Forse si può vendere qualcosina in più. Qualcosina, eh.

Poi ci sono le microfiere, tipo il mercato rionale. Lì speri davvero di vendere. In fondo, ci saranno sì e no venti banchetti, ma nemmeno. E pure lì ci sono difficoltà.

E mi chiedo: perché?

Perché, alla fine, diciamocelo chiaro: raramente un lettore-passante compra un libro di uno sconosciuto. Così è.

Le mie esperienze al Salone sono cristalline: massa di lettori dalle grandi case editrici (e, per fortuna!, anche nell’area self), sparuti lettori negli altri stand.

Siamo diffidenti per natura. Non compriamo ciò che non conosciamo. E non ci diamo nemmeno la possibilità di conoscerlo.

Ora voglio sapere la tua opinione: scrivi un commento!

3 risposte a “Le fiere letterarie sono una c… pazzesca”

  1. Avatar Grazia GironellaGrazia Gironella
  2. Avatar Giorgio
    Giorgio

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