È una delle frasi preferite degli scrittori respinti. “Tanto pubblicano solo i raccomandati.”
Di solito arriva subito dopo la mail di rifiuto. O, più spesso, dopo il silenzio. Perché diciamolo: il silenzio editoriale fa male. Molto più di un “no”. E allora il cervello cerca una spiegazione. La più comoda è questa:“Il problema non è il mio libro. È il sistema.”

Le raccomandazioni esistono: sì
Esistono in editoria, come nel cinema, nella musica, nella politica e probabilmente anche nella squadra di calcetto del giovedì sera. Ma trasformare un’eccezione in una legge universale è un ottimo modo per smettere di migliorare. Perché se la colpa è sempre degli altri, tu non hai più nulla da imparare.
Immagina di essere un editore. Hai un’azienda da mandare avanti, dipendenti da pagare, tipografie, distributori, librai, campagne pubblicitarie. Davvero pubblicheresti un romanzo mediocre solo perché l’autore conosce qualcuno, sperando poi che nessuno lo compri?
Ogni libro è un investimento.
E gli investimenti si fanno per guadagnare, non per fare favori. Certo, un nome conosciuto parte avvantaggiato. Un personaggio televisivo venderà più facilmente di uno sconosciuto.Un autore con migliaia di lettori offrirà meno rischi di un esordiente.
Non è sempre giusto. Ma è comprensibile.
Ma le raccomandazioni non sono “il tutto”
Quello che spesso dimentichiamo è che, ogni anno, tantissimi perfetti sconosciuti vengono pubblicati.
Non perché abbiano il barba editore, ma perché hanno scritto un libro che, tra centinaia di altri, è riuscito a convincere qualcuno a investirci tempo e denaro.
Il vero problema è un altro. Nessuno ama sentirsi dire che il proprio romanzo non è ancora pronto. È più rassicurante pensare di essere un genio ignorato da un sistema corrotto.
Peccato che questa convinzione abbia un effetto collaterale devastante. Ti impedisce di crescere.
Se ogni porta chiusa è colpa della raccomandazione di qualcun altro, non ti verrà mai in mente di chiederti se quella sinossi poteva essere scritta meglio, se il ritmo funzionava davvero o se il tuo protagonista era memorabile quanto pensavi.
A volte un manoscritto viene rifiutato perché non è adatto a quella casa editrice. Altre perché arriva nel momento sbagliato. Altre ancora perché il mercato è saturo.
E sì, a volte semplicemente perché non è abbastanza buono.
Ma non è la fine di nulla: è il punto da cui si ricomincia.





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