Piccoli scrittori crescono

Ormai è un dato certo: in Italia ci sono più scrittori che lettori. Soprattutto adesso, con le infinite possibilità che dà il self-publishing, pubblicare qualcosa è più che semplice: basta scrivere, seguire le procedure step by step e il libro sarà reperibile online in tutta Italia.

Purtroppo, questo ha anche aumentato il numero di pseudo-scrittori che non conoscono nemmeno le basi della grammatica italiana e non sanno nemmeno da che parte iniziare a scrivere un romanzo. La resistenza del pubblico italiano nei confronti dell’emergente (soprattutto se self o se etichettato come “caso editoriale”) la conosciamo ormai tutti.

Io, nel mio piccolo, forse perché anche io sono una scrittrice molto in erba, cerco sempre di sostenere i piccoli autori, semi-conosciuti o annegati dell’oblio, perché spesso molti di loro nascondono sorprese: piccole perle da raccontare, storie da condividere, emozioni da trasmettere…

Così, quando Claudio mi ha chiesto se avessi potuto intervistare Ilaria Caserini, mi sono detta: “Perché no?”. In fondo ogni piccolo autore ha bisogno di piccoli luoghi dove iniziare a farsi conoscere. E soprattutto ero davvero curiosa di parlare con questa autrice emergentissima, la cui tematica del romanzo al quale sta lavorando, la depressione, mi interessava in prima linea.

E così…

Due chiacchiere con Ilaria Caserini

Di Ilaria, la prima caratteristica che ti balza agli occhi appena la conosci è l’indiscutibile modestia e l’ancor più indiscutibile umiltà. Come a dire: “Che, vuoi davvero parlare con me? Ma non credo che possa interessarti…”

E invece.

Il romanzo a cui sta lavorando, “Autopsia di un’emozione”, e che ho avuto il piacere di leggere in anteprima, è una piccola gemma che, a mio modestissimo parere, meriterebbe, una volta terminata la stesura, di entrare a pieno titolo negli scaffali delle librerie: emozioni come dolore, rabbia, allegria… ma anche una trama ben orchestrata che ti invoglia alla lettura.

A dir la verità, leggendo quelle poche pagine, non mi sembrava di aver davanti un autore emergente.

Forse è perché Ilaria ha vissuto in prima persona le esperienze raccontate nel romanzo, e quindi chi meglio di lei sa esprimerle con chiarezza; o forse, chissà, semplicemente quella di scrivere è una dote innata.

Quello che è certo è che Ilaria crede davvero nel suo romanzo, come trapela dalle sue parole. Raccontare e parlare di un tema complesso come la depressione può spesso far cadere nel già sentito o nello stereotipo o nell’eccessivo tecnicismo, ma Ilaria, pur non essendo una psicologa, riesce a unire l’argomento a una trama scorrevole e “che prende”.

Ilaria Caserini spero davvero riesca a trovare un editore che creda in lei e nel messaggio che il suo romanzo vuole veicolare: non sono un’emozione, ma anche una grande passione per la scrittura che emerge in ogni pagina.

Ecco l’intervista, condotta durante lo scorso Salone del Libro a Torino.